Lacoste rinuncia al coccodrillo: la polo cambia logo per una buona causa

lacoste

Difficile immaginare la celebre casa di moda francese senza il simbolo che l’ha resa riconoscibile in tutto il mondo, eppure il logo è stato sostituito, ma solo per un’edizione limitata…

Incredibile, ma vero: Lacoste rinuncia al coccodrillo, ma lo fa per una buona causa. Difficile immaginare la celebre casa di moda francese senza il simbolo che l’ha resa riconoscibile in tutto il mondo, eppure il logo è stato sostituito, ma solo per un’edizione limitata, da altri animali. Quegli animali sono a rischio estinzione e per ognuna delle specie a rischio è stato prodotto un numero di polo corrispondenti proprio agli esemplari ancora in vita nel mondo. Il totale è di 1775 prodotti.

L’iniziativa è stata annunciata alla fashion week di Parigi ed è nata in collaborazione con la International Union for Conservation of Nature (IUCN) e Save Our Species. Si tratta di due organizzazioni no-profit finanziate da donatori privati, che si dedicano alla conservazione e alla protezione della fauna mondiale e rischio estinzione.

Una limited edition di polo Lacoste

Al posto del celebre (e amato) coccodrillo ci sono, tra gli altri, la focena del Golfo di California (o Vaquita), la tartaruga rugosa burmana, il lepilemure settentrionale, il rinoceronte di Giava, il gibbone di Cao-Vit, il kakapo, il condor della California, il saola, la tigre di Sumatra e l’iguana di Anegada.

Gli acquirenti che compreranno una delle polo Lacoste in edizione limitata, contribuiranno a proteggere dieci delle specie a maggior rischio d’estinzione del pianeta. Il prezzo era di 138 dollari a polo (circa 148 euro): il verbo al passato è d’obbligo, perché non appena sono state messe in vendita, sul sito ufficiale del brand, sono andate a ruba. Sui social le reazioni sono state contrastanti. I fashion victim di tutto il mondo, comunque, non hanno resistito alla possibilità, più unica che rara, di sfoggiare una polo con un animale diverso dal coccodrillo. L’aspetto positivo è che in questo caso l’utile si è unito al dilettevole: vestire con stile, sì, ma per una buona causa!

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