Il terremoto del Belice raccontato dalle foto sorprendenti di Ezio Ferreri

"I fantasmi del Belice" è una mostra che - grazie allo sguardo di Ezio Ferreri - ci riporta sui luoghi devastati dal terremoto ormai cinquant'anni fa

 

A cinquant’anni dal terremoto che ha distrutto la Valle del Belìce, il fotografo Ezio Ferreri torna a raccontare i luoghi e le atmosfere di un territorio rimasto fermo nel tempo.

Ezio Ferreri e I Fantasmi del Belìce

Il 18 maggio 2018 il Comune di Salemi, Assessorato alla Cultura e Turismo e la Galleria X3 di Palermo presentano presso gli spazi del Castello Normanno Svevo di Salemi la mostra fotografica di Ezio Ferreri “I fantasmi del Belìce” a cura di Emilia Valenza e Giuseppe Maiorana.

La mostra nasce dalla continuazione del lavoro, iniziato nel ’98 e proseguito fino al 2000, “I fantasmi di Poggioreale” ed è inserita nell’ambito della programmazione per il Cinquantesimo del terremoto nella Valle del Belìce.

A distanza di anni Ezio Ferreri (fotografo palermitano, classe 1955) è ritornato nel Belìce per scavare ancora attraverso il mezzo fotografico attraversando le città di Montevago, Santa Margherita Belìce, Vita, Gibellina, Santa Ninfa, Partanna, Salemi, Salaparuta. Dunque dal 2017 è stata realizzata dal fotografo una nuova ricognizione dei ruderi ancora visibili che caratterizzano il paesaggio urbano di diversi centri del Belìce oggi.

I ruderi dei paesi del Belìce assumono l’aspetto di rovine archeologiche, pietre segnate dal tempo, ormai senza età, che si stagliano contro l’azzurro del cielo a testimonianza di una civiltà remota.

Ezio FerreriLe foto di questa nuova serie “Archeologia sismica” sono state realizzate con banco ottico 6×12 su pellicola negativa a colori.

Per i “Fantasmi di Poggioreale” furono realizzate invece tre serie di fotografie diverse per tecnica e per linguaggio: “Ritorno alla vita”, “La memoria visiva” e “Flashback”.

Ezio Ferreri BeliceLa serie “Ritorno alla vita” è stata realizzata nel 1998 a trent’anni dal terremoto: gli utensili ritrovati nei luoghi del terremoto sono stati fotografati in studio, come se fossero ancora in uso, ancora in vita, come se avessero di fronte a loro un futuro ancora da compiersi. L’approccio fotografico è stato quello dello still life pubblicitario, in qualche caso animato dal movimento paradossale degli oggetti stessi.

Ezio Ferreri

“La memoria visiva”, invece, parte dal concetto che sugli oggetti sia rimasta l’impronta di quello che “hanno visto” nella loro esistenza passata. Utilizzando la tecnica della emulsion lift, (distacco della gelatina fotografica e trasferimento su altro supporto) gli oggetti diventano vere e proprie istallazioni fotografiche tridimensionali.

“Flashback” chiude il lavoro su Poggioreale. Le fotografie sono state realizzate nel 2000, tra le vie di Poggioreale e all’interno delle case. In questo caso il linguaggio fotografico ritorna alle origini: un bianco e nero che rappresenta in qualche modo l’idea del flashback. Le immagini mostrano il tempo cristallizzato dei luoghi. Particolari ripresi per le vie del paese, interni di case dove ancora si intravede la memoria del passato. Oggetti abbandonati, carte da parati scarnificate, banchi della scuola rimasti vuoti da oltre trent’anni in attesa di alunni che non torneranno mai più, usci spalancati dalla violenza del sisma.

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