Una carta dei vini da 10 e lode: premiato il ristorante Duomo di Ciccio Sultano

Il riconoscimento “Best of Award of Excellence” è dedicato alle carte vini che comprendono un’ampia varietà di regioni vinicole, una gamma di vini di diverse annate dei migliori produttori, oltre che una presentazione accurata degli stessi

Si festeggia al Duomo di Ciccio Sultano, in particolare in cantina: la rivista internazionale Wine Spectator, vera bibbia per gli enofili di tutto il mondo, ha premiato la carta dei vini del ristorante con il “Best of Award of Excellence”, che lo consacra come una delle più esclusive destinazioni gastronomiche ed enologiche della Sicilia.

Premiata la grande personalità della carta dei vini, ricchissima con oltre 1.200 referenze (per un totale di 11.000 bottiglie in cantina) che, nelle parole di Antonio Currò, Head Sommelier del Duomo, “rappresentano una vera e propria mappa che permette di viaggiare attraverso storie, paesaggi e passioni.

I paesaggi, infatti, spaziano da Reims, con le verticali di Champagne Krug, di cui Sultano è il nuovo Ambasciatore Italiano 2018, a Ragusa e nel resto della Sicilia, dai produttori storici alle piccole realtà, profondamente radicate nella storia enologica dell’Isola.

La metà delle etichette proviene dalla Sicilia e l’altra metà dal resto del mondo, con una particolare attenzione nei confronti della Francia, tra le cui etichette spicca la selezione dedicata allo Champagne.

Al Duomo una carta dei vini ricercata come gli ingredienti dei piatti

La Carta dei Vini disegnata da Antonio Currò riflette la filosofia di Ciccio Sultano in cucina, basata su una minuziosa ricerca degli ingredienti – grazie alla sua fitta rete di fornitori di fiducia – elaborati con maestria e creatività. La storia e la tradizione hanno un posto di rispetto come nel caso di Tasca d’Almerita, le cui verticali dell’iconico “Rosso del Conte” si estendono su più pagine, senza contare le grandi Maison del mondo del vino, un’incredibile varietà di bianchi della Loira e della Borgogna, di vini provenienti dalla Nuova Zelanda e da Israele, oltre a una selezione di varietà autoctone e di nicchia, curate da piccoli produttori.

La conoscenza del vino non si limita alla capacità di abbinare il cibo con una bottiglia adeguata, ma di far luce sul genius loci di un determinato terroir“, dice Currò, aggiungendo che “è un onore incredibile essere riconosciuti da Wine Spectator. Con lo Chef Sultano condivido l’entusiasmo per la qualità e la ricerca. La mia lista mira a raggiungere un equilibrio tra grandi nomi e rarità”.

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