Notte d’agosto a Villa Palagonia: visite all’enigmatica dimora di Bagheria

Notte d’agosto alla Villa dei Mostri di Bagheria, la splendida dimora nobiliare voluta dal Principe di Palagonia, che deve il suo nome alle misteriose statue di cui è circondata.  Appuntamento venerdì 23 agosto, con turni alle ore 19:20 – 20 – 20:40 – 21:20 e ore 22
Il ticket ha un costo di 7 euro e la prenotazione è obbligatoria (329.8765958 – 320.7672134 – www.terradamare.org/infoline).

Come in un percorso iniziatico, si ammireranno, tra le tante meraviglie: lo scalone monumentale a doppia rampa in marmo di Billiemi, le tante sale della Villa, tra cui l’enigmatica “Sala degli Specchi” con il suo gioco di sovrapposizioni tra magia e realtà, gli affreschi settecenteschi raffiguranti le Fatiche di Ercole e numerose altre sale visitabili per l’occasione.

Villa Palagonia: la storia

La storia di Villa Palagonia si inserisce su più livelli di narrazione. È conosciuta come splendida dimora nobiliare ed è stata costruita a partire dal 1715 per conto di Ferdinando Francesco I Gravina Cruyllas, principe di Palagonia, ad opera dell’architetto Tommaso Maria Napoli. Nel corso del tempo è divenuta celebre per le storie connesse alle misteriose statue raffiguranti figure mostruose che la circondano. Quest’ultima aggiunta, cosi suggestiva ed emblematica, causa della denominazione della villa come Villa dei mostri, si deve all’omonimo nipote Ferdinando Francesco II, detto Il negromante.

Al di là dell’alone di mistero, resta eccezionale il patrimonio artistico della dimora bagherese. Dall’impressionante facciata principale, animata da uno scenografico scalone a doppia rampa, si giunge al piano nobile e, come un percorso iniziatico, il visitatore resta incantato dal vestibolo di forma ellittica fatto affrescare alla fine del Settecento con scene raffiguranti le Fatiche di Ercole.

Questo spazio è il proscenio dell’eccezionale Sala degli specchi, un grande salone di forma quadrangolare con il soffitto ricoperto da specchi posizionati con angolature varie in modo da, in un gioco di sovrapposizioni tra magia e realtà, riflettere e deformare i presenti e contemporaneamente rendere unico questo spazio di altri tempi.

 

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