Il gioco della Campana diventa arte: l’omaggio a Santa Rosalia

Unire la devozione alla Santuzza ad uno dei giochi di strada più antichi, è l’idea diPatrizio Travagli e di Stefania Morici. In undici luoghi simbolici della città sono state impiantate altrettante installazioni site specific che riprendono il “gioco della campana” (‘u sciancateddu, in dialetto), ma in maniera artistica.

Ognuno di noi, da bambino, ha tracciato a terra con il gesso, il famoso schema a riquadri su cui saltare con una gamba sola. Vince, chi completa per primo il percorso. Partendo da una credenza popolare, quanto mai affascinante: l’anima, ovvero il sasso, partendo dalla terra arriverà, per stadi intermedi, al Paradiso.

“Santa Rosalia è Palermo e Palermo è Santa Rosalia – dice il sindaco Leoluca Orlando -. Il rapporto stretto che lega tutti noi alla patrona attraversa i secoli e unisce tutta la città e tutti i palermitani. Richiamare questo rapporto anche con degli eventi che uniscono arte e cultura ad un gioco popolare ce la rende ancora più vicina e amica”.

Il progetto ha il supporto di Fondazione Sicilia, da sempre attenta al confronto tra gli artisti contemporanei e collezioni o tradizioni del passato. “Fondazione Sicilia supporta con entusiasmo questa iniziativa, attraverso la quale  – afferma il presidente Raffaele Bonsignore – il tema della religiosità  popolare è strettamente legato a quello della condivisione. Con questa mostra diffusa, gli artisti offriranno alla città  la propria “visione” di Santa Rosalia con una rete di connessioni tra i luoghi più suggestivi di Palermo, tra cui Palazzo Branciforte”.

Ed eccoci alle installazioni: ‘u Sciancateddu di Santa Rosalia prevede il riempimento delle caselle con parole e attributi riferiti alla Santa, per cui giocare sarà come ripercorrere e partecipare metaforicamente alla vita di Rosalia, all’interno di un circuito aureo.

Il progetto nasce dall’esigenza di mettere in relazione le persone (non solo quelle che sceglieranno di visitare l’intervento site specific) attraverso il gioco. L’invito è chiaro: il percorso ha delle regole che si condividono anche con persone sconosciute provenienti dai quattro angoli del globo. E in questi giorni Palermo è ancora pienissima di turisti e visitatori.

Agli schemi del gioco, provenienti da disegni da tutto il mondo (ripresi dal testo di riferimento sul gioco della Campana di Gianfranco Staccioli), verranno applicate delle variazioni: la linea che circonda lo schema di gioco non sarà prodotta con un gesso o altro materiale povero bensì in foglia d’oro, per esprimere ed esaltare il rapporto tra gioco e sacro. In ogni casella l’attributo riferito a Rosalia è dato direttamente dai palermitani ai quali è stato chiesto di definire la Santuzza attraverso pensieri, ricordi, frasi.

Il gioco è quindi un ingresso diretto nella sacralità di Palermo attraverso la parola, che verrà tradotta in lingue diverse in modo da renderla un grande centro aggregatore di culturE. E, nello stesso tempo, valorizzi gli angoli più conosciuti della città, lontana da musei e collezioni.

“Non arte da museo, quindi, ma arte votata alla nascita di nuove relazioni umane e alla diffusione di nuove e differenti idee e di una nuova consapevolezza del vivere la realtà e gli spazi quotidiani”, spiega Stefania Morici. Gli schemi di gioco saranno collocati – dal 4 settembre al 27 ottobre – in undici diverse piazze e luoghi, dal sagrato della Cattedrale a piazza Bologni, piazza Pretoria, piazza Bellini, piazza sant’Anna, piazza san Francesco, piazza San Domenico, Palazzo Branciforte, piazza Verdi, via Principe di Belmonte, piazza Politeama – in modo da creare un percorso e unire virtualmente tutta la città.

All’interno delle singole opere site specific di Patrizio Travagli, saranno inoltre ospitate le immagini di Santa Rosalia realizzate da artisti siciliani, Desideria Burgio, Sergio Caminita, Anna Cottone, Laboratorio Saccardi, Igor Scalisi Palminteri, Domenico Pellegrino, Stefania Pia: ognuno ha seguito la propria vena artistica, ironica, narrativa, documentaria, grafica, per rendere omaggio alla Santuzza.

A queste opere si aggiungono anche riproduzioni di tele e tavole di artisti del passato, del pittore romano Cedri (sua un’Incoronazione di santa Rosalia all’oratorio del Santissimo Salvatore), del manierista termitano Vincenzo La Barbera e del fiammingo Antoon Van Dyck, ospitate in chiese, oratori e musei della città.

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