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Ottant’anni e non sentirli: mai frase fu più adatta per riassumere un compleanno. La stilista Vivienne Westwood taglia un traguardo importante, senza aver perso neanche un briciolo del suo spirito battagliero e irriverente. Indiscussa protagonista della storia del costume mondiale, vanta mezzo secolo di carriera. Un’icona britannica, una mente creativa sempre fedele a se stessa. Nata nelle Midlands inglese, ha esordito cinquant’anni fa nella Swinging London. La sua prima sfilata in passerella, invece, risale a quarant’anni fa. Tanti numeri e tante certezze per Vivienne, che ha iniziato a disegnare abiti nel 1971, con il compagno Malcom McLaren, vendendoli nella storica boutique londinese al numero 430 di Kings Road. Le prime collezioni si ispiravano ai rockers, poi è arrivata la virata decisa verso abiti di cuoio, magliette di gomma, catene e immagini che suscitano un tale scandalo da costringere la polizia a far serrare le saracinesche del negozio.

Dal Punk alla Green Revolution

Nel ’76 riaprono i battenti, con una collezione che entra di diritto nella storia del Punk. Nel 1981, la stilista sfila per la prima volta in passerella: la collezione s’intitola Pirates e inaugura una nuova stagione del suo linguaggio creativo, il New Romantic. Nel 1982 è la prima inglese dopo Mary Quant a essere accolta nel calendario dei défilé di Parigi. Nel 1992 “Queen Viv” viene insignita dalla regina Elisabetta del prestigioso Order of the British Empire (OBE) per i suoi meriti artistici. La griffe consolida sempre di più la sua posizione con il passare degli anni e diventa una piattaforma di comunicazione e d’impegno civile progressista all’insegna di slogan come “Make Love, not Fashion” o “Buy less, choose well, make it last”.

Adesso è la volta della Green Revolution per combattere “la guerra per la sopravvivenza della razza umana e del pianeta”.  “Ho un piano per salvare il mondo – ha detto Vivienne Westwood -. Il capitalismo è l’economia della guerra e la guerra è un grande inquinante, quindi stop alla guerra e cambiamo l’economia per avere una distribuzione equa della ricchezza: No Mans Land. Siamo chiari, tu ed io non possiamo fermare la guerra, ma possiamo fermare la produzione di armi  e questo fermerà il cambiamento climatico e il disastro finanziario. Il lungo periodo fermerà la guerra”. E ha spiegato ancora: “Un giorno dirai la cosa giusta al momento giusto alla persona giusta e farai la differenza. Ho  sempre associato la moda all’attivismo: l’uno aiuta l’altro. Forse la moda può fermare la guerra. ‘Buy less, Choose Well, Make it last’. Non comprare un auto! Non comprare una bomba”. Auguri, tenacissima Vivienne. Foto: Kathleen Conklin –  Creative Commons Attribution 2.0 Generic.

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