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Riferimenti alla realtà, rimandi all’estetica della Secessione viennese (Klimt e Von Stuck su tutti) e personaggi reali raffigurati in chiave manga. Ci sono nuove opportunità per vedere al MEC museum di Palermo (corso Vittorio Emanuele, 452) la mostra ‘CamGirl’ di Max Ferrigno, l’artista newpop nato a Casale Monferrato noto per fare della commistione tra cinema, iconografie nipponiche ed estetica manga la cifra stilistica delle sue opere. La collezione di tredici opere, rimarrà in mostra fino al  1° novembre 2021.

“Finora e durante questi primi dieci anni di carriera la morfologia dei miei personaggi è sempre stata legata ai canoni Anime e manga, quindi anatomicamente per certi versi sproporzionati. In questo caso, per la prima volta sperimento la proporzione reale. Solo gli occhi rimangono un po’ legati al mio mondo, perché oltre alle cromature si può, secondo me, rivedere la mia estetica negli occhi.” spiega.  

A popolare le tredici opere di CamGirl, in un’esplosione e tripudio di colori accesi, intensi e dissonanti, sono perlopiù ragazze disinibite intente a mostrare un erotismo sfacciato, muse ispiratrici 2.0Cosplayer super sexy, ammiccanti Pin-up e provocanti Suicide Girls dai grandi occhi lucidi, raffigurate tutte in costume e per la maggior parte con tatuaggi in bella vista sul corpo e che – trovandosi all’interno di uno spazio che omaggia il mondo Apple – fanno riferimento all’iconografia del brand della mela (morsicata) più famosa al mondo.  

CamGirl è dunque l’analisi di un fenomeno digitale e sociale che negli ultimi anni è dilagato sempre di più, creando giri d’affari enormi e coinvolgendo persino star del calibro di Bella Thorne, che non hanno nulla a che fare con il mondo dell’hard; fenomeno che è diventato oggetto di studio e d’indagine da parte dell’artista come racconta lui stesso: “Già da tempo seguivo dei profili social di cosplayer e alt model per la realizzazione dei miei lavori ma anche per capirne alcuni concept perché l’immagine femminile nel mio lavoro ha sempre avuto una presenza importante; e le mie icone femminili quasi sempre sono state influenzate dalle alt model, dalle cosplayer. E seguendo l’evoluzione di queste performer, negli ultimi anni ci si è scontrati con piattaforme che vendevano alcuni servizi d’immagine e comunicazione. Quindi – continua Ferrigno – seguendo il percorso performativo-fotografico di alcune cosplayer ho iniziato a seguire quelle che più rispecchiavano la mia cerchia estetica, quasi da musa ispiratrice per i miei lavori; e facendo poi delle analisi legate all’iconizzazione pop del tema dell’industria pornografica, questa è diventata una sotto cartella che analizzata con Giuseppe Forello, abbiamo capito che poteva essere perfettamente inserita in un concept brandizzato Apple”. 

Un universo ‘pop’ trasognato e fantasioso che miscela il mondo del cinema a quello manga, la cultura europea a quella nipponica, l’erotismo all’ingenuità dei vecchi cartoni animati giapponesi e dove dodici sexy ragazze nerd-alternative dai corpi marchiati da tatuaggi, catturano con i loro grandi occhi lo spettatore. Un mix tra realtà e fantasia dunque, essendo tutte le opere ispirate da ragazze reali e dal seguito di fans molto nutrito (dal milione di seguaci a salire) che l’artista ha analizzato, studiato e seguito da vicino; facendo riferimento anche agli artisti della Secessione Viennese. Così, ispirandosi alla celebre Nuda Veritas di Gustav Klimt, Ferrigno ripropone motivi floreali e geometrie essenziali nella sua Pink Candy (una delle due CamGirl italiane presenti e scelte per questa collezione e anche l’unica con cui ha fatto un lavoro di shooting ai fini della realizzazione dell’opera). Mentre, sempre sulla scia dalla Secessione, l’iconografia della sua Sia Siberia è un chiaro omaggio a “Il peccato” di Franz Von Stuck.  

La mostra – visitabile gratuitamente solo su prenotazione dal lunedì al sabato (19.30-22.00) e obbligatoriamente con Green Pass – è stata fortemente voluta e ideata da Giuseppe Forello, architetto e imprenditore palermitano,nonché founder di MEC, che commenta così il primo evento culturale post pandemia all’interno della struttura: “Abbiamo lavorato tanto a questa mostra, che finalmente oggi vede la luce. Sono davvero felice di ospitare e di investire nell’arte di Max che oltre a essere un grande amico è per me un grande artista. In passato abbiamo collaborato diverse volte ma questa qui al MEC è la prima in assoluto e non potrei essere più orgoglioso di inaugurare questo ciclo di mostre pittoriche con lui”.  

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