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Si inaugura giovedì 25 novembre, alle ore 19.30, presso la Galleria di via G. Daita 42/b di Palermo, la personale del fotografo Pucci Scafidi, dal titolo “Il Mio Blu“. L’esposizione è frutto di una ricerca di fotografie attinte nel vasto archivio di Scafidi, che ha realizzato una nuova tecnica di opera fotografica, che verrà proposta per la prima volta.

Durante il primo lockdown, il fotografo ha ricercato e sperimentato una tecnica che, partendo da una sua fotografia, gli permette di realizzare un’opera unica, avvalendosi dell’utilizzo e dell’inserimento di materia all’interno delle sue immagini fotografiche.

Il risultato è un equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione visiva che, da sempre, caratterizza l’estro creativo di Pucci Scafidi. La mostra propone circa 25 fotografie di vario formato (tra 42×57 e 150×100). Rimarrà visitabile dal 26 novembre al 31 dicembre 2021, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19.

In un’intervista a Valeria Trapani, Pucci Scafidi ha spiegato: “Nei mesi di lockdown, costretto a riprendere confidenza con ritmi più lenti e quindi a guardare, un po’ per noia, un po’ per curiosità, quel che avevo riposto negli archivi in questo trentennio di carriera, mi sono imbattuto in centinaia di immagini, ricordi, emozioni e pezzi del mio passato che sembravano proiettarsi con noncuranza verso il futuro”.

“Che parola grande, futuro, quando l’immobilità di una pandemia costringe all’incertezza del qui e ora! La mente dapprima colma di paure, incombenze e responsabilità, a un certopunto ha rotto gli argini e come un fiume in piena, libera da prescrizioni e mascherine, ha cominciato, in un processo di svelamento, a vagare”.

“Ho compreso che nel passare del tempo non è il numero di impronte a fare la differenza ma, ciò che conta, è l’intensità con cui il piede affonda nel terreno e la qualità dell’immagine finale che resta. Mentre tutto sembrava monotono, piatto e informe, quel che mi ridestava era l’idea di tradurre nel mio lessico l’intensità (dal tardo latino intensus ossia teso) del passaggio, quel filo che tendiamo in maniera unica e definisce ciò che siamo attraverso ciò che compiamo”.

“Un filo teso, uno strumento armonico per dare voce alla mia energia, che come nella musica cambia carattere attraverso il colore. Così, mentre il silenzio assordante della città vuota lasciava spazio al desiderio chiassoso di riappropriarmi del mio universo di emozioni. Ho aperto e chiuso il diaframma dei ricordi lasciando fluire liberi i colori del mio pensiero”.

Ho ripreso contatto con ciò che risiede nella mia memoria, una successione
cromatica di sfumature che colorano la mia identità isolana: la luce accecante del sole d’estate; il bruno intenso della terra arsa; l’arancio sfumato del cielo all’imbrunire; il verde profondo dei pascoli e delle colline profumate di macchia; il rosso cangiante che scivola lungo le nere pendici laviche; il bianco e nero degli archivi di famiglia; l’azzurro, il celeste, il blu che è punto di inizio e allo stesso tempo confine. Ho preso atto che non vi è colore nella mia visione che non origini dal blu e nel blu non sconfini”.

“Essere isolano è vivere costantemente il blu come spartiacque, un confine liquido che confonde l’orizzonte: la mia terra finisce dove si incontra il mare e oltre, a perdita d’occhio, l’azzurro sconfinato del cielo. Senza remore ho lasciato fluire la suggestione delle immagini che sembravano protese a ricondurmi, imponendosi lungo sentieri cromatici, a quel blu tinto della mia identità. Così immagine dopo immagine, sublimando la bellezza del
colore ho dato corpo a un’emozione”.

“Da qui è nata l’idea del progetto Il Mio Blu. Ben oltre il nostro solito appuntamento autunnale, più che una mostra: un incontro, un convivio di emozioni e quel profondo senso di identità mediterranea che voglio condividere con voi”, ha concluso il fotografo Pucci Scafidi.

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